Subscribe to RSS feeds

sabato 25 aprile 2009

Il senso delle parole

Tornando dalla scuola dice mia figlia più piccola:"Lo sai che domani è la festa della Libertà?"
"...della Liberazione," correggo io.
"A noi a scuola hanno detto così e poi è la stessa cosa, no?
Già...

"Ci sarò,non lo lascio alla sinistra"
"La Resistenza è un valore fondante della nostra nazione."
"Sono convinto che i tempi siano maturi "perché la festa della liberazione possa diventare festa di libertà"
Queste sono invece le parole dette da Berlusconi.Per lui è una questione di proprietà, di possesso prima ancora che di rispetto e di gratitudine.

Ha parlato anche dell'unità, dei valori. Sono tutte parole con un senso, ma non abbastanza preciso. Quel senso lo stabiliamo sempre noi con le nostre azioni, con i nostri pensieri e sensazioni.
Ed io ho una sensazione che non mi piace.

La festa della Libertà festeggiata dal Popolo della Libertà che inneggia all'unità del Paese.
Sento odore di "perversione dei termini",come direbbe Moni Ovadia. Perchè il senso di quelle stesse parole viene ogni giorno stuprato dalle leggi fatte e dagli atteggiamenti adottati. Dei valori rimane il guscio vuoto e adoratori incapaci di viverli.
La macchina del regime, dopo aver addestrato l'opposizione compiacente, si appropria dell'unico termine "combattente" -la Resistenza.
E io no so se quello che provo sia disgusto oppure paura. Spero sia disgusto perchè la paura non ce la possiamo permettere.

3 commenti:

coscienza critica (italiani imbecilli) ha detto...

L'intento di Berlusconi lo conosciamo bene: decontestualizzare i concetti, quindi le parole. Tra disgusto e paura, però, io non faccio discriminazione, ma una sintesi.
Ciao

Barbara Gasbarrini ha detto...

Le agghiaccianti parole di Berlusconi, pronunciate il 25 aprile, unitamente al disegno di legge del pdl con cui s'indentono equiparare Repubblicani e 'repubblichini' a mio avviso, esprimono ad un tempo la forza, ormai consolidata, del 'suo regime' e la consapevolezza della nostra, per lui scomoda, esistenza.
Ci sono, per fortuna, ancora molti italiani che non si piegano. Italiani che sanno, che capiscono e che, come scrivi tu, Kristel, alternano confusamente disgusto e paura.
Personalmente, ritengo fondamentale non lasciarsi intimidire e, con fermezza, trasformare il disgusto in 'indignazione' e la paura in 'resistenza'.

Anonimo ha detto...

...lui si approria sempre di tutto....
Ciao da Franco del "salotto" di via del Corso.